predestinati

Quando il destino chiama

Certi incontri sono predestinati

Notte del 3 dicembre 2012.

Cavolo!!! Come fai a ricordarti la data precisa in cui vi siete conosciute? Neanche fosse il primo fidanzato… ‘direte voi!!!
Beh, è una data impossibile da dimenticare. Quella notte stavo per diventare mamma.
All’arrivo in ospedale, proprio quella notte, non c’erano più posti nel reparto ostetricia (dove avrei dovuto essere ricoverata).
Così fui messa nell’ultimo, E DICO ULTIMO, posto letto libero nel reparto di Ginecologia.

La mia compagna di stanza

La stanza era già occupata da una paziente al quinto mese di gravidanza, ricoverata per dei controlli, che mi fu subito nascosta alla vista dalla tendina paravento.
Ero in pieno travaglio, con dolori allucinanti, ma i medici dicevano che non fossi ancora pronta ad entrare in sala parto.
Mi contorcevo nel letto, mi alzavo, gridavo e non riuscivo a stare ferma.
Diciamolo: ero incazzata nera, una belva infuriata!!!!
“Acqua, ho bisogno di acqua!!!”. E subito mio marito, anche se con titubanza, si allontana e mi lascia sola andando in cerca del distributore. Stavo sempre peggio!!!!

Il fatidico primo contatto

Non mi rendevo conto di parlare ad alta voce, di continuare a dire “ahia ahia”… e, in quel momento, dall’altro lato del paravento si sente una vocina: “posso aiutarti?”

Ve la ricordate Katherine Heigl nel film “Molto incinta?”

“NOOOOOOO!!!!!!!”, un no secco e quasi rabbioso (dice Daniela).
In quel momento, l’unica cosa che poteva aiutarmi era l’epidurale e lei non me la poteva fare (se fossimo già state amiche, penso che avrebbe convinto lei l’anestesista a farmela pur di non sentirmi più!!! 🤣)
Grazie a quel NO, penso lei abbia deciso che ero una fuori di testa, alla quale, se solo avesse potuto, avrebbe tirato un bel cazzotto in faccia!

Un po’ dopo, grazie al cielo, sono finalmente pronta, dilatata al punto giusto. Mi portano in sala parto e, dopo una nottata che neanche l’esorcista, do finalmente alla luce la mia pupa.

Il primo contatto umano

Ritornata in camera la mattina seguente, ero sfatta ma felice!
Ritrovo Daniela, di cui, in realtà, non sapevo neanche il nome.
Le chiedo subito scusa per quel “NO” della notte, anche perché la vedo molto sulle sue.
Nel mentre, mio marito fa discorsi della serie: “ma non è possibile che soffriate così tanto! non è giusto! io lì a non poter fare niente e lei….non è giusto!!!!!”
A poco a poco io e Daniela cominciamo a chiacchierare: io in preda all’euforia post parto, lei, con le mani quasi sempre sul pancione (credo che l’avessimo spaventata per bene!), curiosa di conoscere la mia esperienza.

Come è nata la nostra amicizia

Siamo rimaste insieme per i miei 3 giorni di ricovero: abbiamo scoperto di abitare in 2 paesi vicini (quando si dice “destino!!!”), ci siamo raccontate le nostre vite fino ad allora, approfondendo sempre più la nostra conoscenza, in quel modo assurdo che solo l’essere compagne di stanza ti fa fare.

Prima di essere dimessa dall’ospedale diventiamo amiche anche su Facebook.
Istintivamente mi segno la data presunta del suo parto e, quando mi accorgo di averlo fatto, realizzo che ho intenzione di passare a trovarla in ospedale, a salutarla, a vedere il suo piccino appena nato come lei aveva visto la mia pupetta.

Un altro segno del destino

Come avrei mai potuto azzeccare il giorno esatto? Come spesso succede, avrebbe potuto partorire una settimana prima o qualche giorno dopo.

Così, poiché non avevo ancora quella confidenza da chiederglielo, e poiché volevo farle una sorpresa, ogni tanto andavo a controllare sul suo profilo Facebook se avesse scritto qualche aggiornamento in merito.

Finalmente, grazie proprio a Facebook, scopro la data precisa del suo parto.

Infatti, proprio il giorno fissato per il suo parto cesareo (il suo piccino si era girato a testa in su all’ultimo), Daniela raccontava in un post che avrebbe partorito il giorno seguente, in quanto, quello stesso giorno, avrebbero dovuto collaudare la appena ristrutturata sala parto. Che culo! So esattamente quando partorisce!

Quella fatidica mattina mi presento inaspettatamente in camera sua, portando con me un pupazzetto per il neonato. Entrambe ci rivediamo con estremo piacere. Ero riuscita proprio nel mio intento: una sorpresa inaspettata e, capivo, molto apprezzata.

Non c’era via di scampo, dovevamo vederci

Per qualche mese, non ci siamo più sentite né viste.
Poi un giorno ci incontriamo, per caso, in centro, insieme ai nostri rispettivi partner.
Niente: il destino chiamava ancora, continuava a dirci che dovevamo coltivare questa nostra amicizia ancora in erba.
Era giusto l’ora dell’aperitivo. E che vuoi fare? Si va insieme!
Da quel momento io e la Dani cominciamo a sentirci (di rado, molto di rado) e a vederci (ancora più di rado) con i pargoli ancora in fasce.
Arriva il momento di iscrivere i bimbi al nido ed io avevo ormai trovato in lei un punto di riferimento a cui chiedere se avevo dubbi: ed ecco che iscrivo Beatrice nello stesso asilo nido di Massimo (ho seguito il consiglio del destino).
Ed è proprio da lì in poi che gli scambi di messaggi tra me e lei diventarono sempre più frequenti ed anche il trovarsi fuori dall’asilo con i bimbi.

L’amicizia si consolida

Complice l’avere i pupi nella stessa classe, la nostra frequentazione diviene progressivamente più assidua.
Cosa ancora più eccezionale, i nostri compagni si piacciono!!!
E non è mica una cosa da poco, sono due orsi di prima categoria!!!! Non solo, nello spazio di due anni diventano migliori amici.
I nostri figli sono così uniti che la Bea vorrebbe essere una volta la sua sorellina maggiore e una volta la sua fidanzata. Non ha ancora le idee chiare ma, insomma, non importa il ruolo specifico, l’importante è che sia una persona speciale per Massimo.
Mi ricordo, come se fosse ieri, loro due, a poco più di un anno, nudi a giocare in giardino, dentro e fuori la casetta; poi li vedo ora a cinque, giocare complici e poco dopo litigare come tigri.
Siamo già stati tre volte in vacanza insieme,  giornate intere vivendo sotto lo stesso tetto,  in quella particolare condizione che è la convivenza gomito a gomito, dove tutto è mescolato, dove ogni piccola cosa può dare fastidio.
Ed è buffo perché quando è il momento di tornare siamo quasi felici perchè, succede, rivogliamo la nostra intimità, siamo magari esasperati e rischiamo di tirarci i coltelli.

Ma poi, niente, è più forte di noi, dopo neanche una settimana di simil pausa, abbiamo bisogno di ritrovarci, di stare insieme, di guardare i nostri figli giocare, di raccontarci i rispettivi accadimenti, di confrontarci, di consigliarci.

Noi oggi

Da due sconosciute in una camera d’ospedale, ad una amicizia profonda: ecco a cosa ci ha portate il destino.
Ormai ci incontriamo più volte a settimana: nel pomeriggio per chiacchiere prima, ora anche per coltivare questo nostro progetto. Pomeriggio che sconfina nell’aperitivo, aperitivo nella cena.
Ora abitiamo a qualche centinaio di metri di distanza, mio marito è stato il testimone di nozze del suo al loro matrimonio, i nostri figli sono adorabilmente legati.

Ed io e Daniela?

Beh, io e lei,  in questo nostro strano modo di mescolarci, con le nostre tanto diverse esperienze, i nostri spesso opposti punti di vista, la mia pazienza ai suoi eccessi, la sua alle mie paturnie, siamo due donne che si completano a vicenda e si sorreggono nelle difficoltà e godono insieme nelle gioie.

Voi credete al destino? Io assolutamente si!

Penso che il destino altro non sia che l’insieme di quei meravigliosi segnali che l’universo ci manda attraverso la “Legge di Attrazione”. Sapete cos’è la “Legge di Attrazione”? Ho espresso sull’argomento la mia personale opinione a riguardo che potete trovare in questo articolo del blog.

E quindi? Beh, quindi, da DHW, un brindisi al destino…!!!

1 comment

  1. Daniela

    Confermo ogni parola… è stato un meraviglioso modo di incontrarci! Di sicuro, quel “NOOOOO!!!!!!” mi è rimasto impresso a fuoco nella memoria.
    Sì, la Valentina sembrava una posseduta, non una partoriente!
    Il destino ci ha unito. Lo dico anch’io che, su posizioni decisamente diverse alle sue, non sono propensa a credere nel fato, nel destino , nella legge d’attrazione…. e cose affini. Ma in questo caso, diciamo che ci sta!

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