Mettersi e rimettersi in gioco

Un’adolescenza da ribelle

Quando frequentavo il liceo, ero una dannatissima schiena dritta!!! Studiavo poco e mi applicavo il minimo indispensabile.

Ma avevo una fortuna: immagazzinavo informazioni come una spugna.

Quando la mia attenzione in classe era rivolta alla lezione, non mi serviva neanche studiare a casa. Se in classe avevo di meglio da fare, mi bastava leggere un paio di volte le pagine assegnate dai professori (quando lo facevo) ed ero pronta per l’interrogazione o il compito in classe.  

Ero la classica studentessa per cui i professori sentenziavano: “la ragazza ha le potenzialità, ma non si applica.”

Questo mio approccio allo studio faceva molto arrabbiare sia mio padre che, penso, i professori: passavo dal 4 al 10 in un giorno.

Se solo avessi dato il giusto peso alle  parole dei professori, se solo mi fossi messa in gioco insieme a loro invece di mettermici contro, di sicuro avrei arricchito un pò di più la mia vita. Ma ero in lotta con il mondo e sfidavo la scuola in questo modo.

In adolescenza, insomma, ero una ribelle, e non solo a scuola.

Quando mi guardo indietro, mi prenderei a schiaffi da sola.

Ho anche sempre avuto la testa dura, altro aspetto caratteriale che, legato a quello della ribelle, ha letteralmente fatto vedere a mio padre i sorci verdi.

E sono molto, ma molto preoccupata che mia figlia mi possa somigliare perché solo ora, da mamma, riesco a capire cosa mio padre possa aver passato! (Aperta e chiusa parentesi)

La testardaggine, però, può essere un pregio

L’essere testardi, nella misura in cui assume il significato di essere tenaci, di portare avanti le proprie convinzioni senza farsi influenzare da quelle altrui, di non arrendersi, è di sicuro un pregio, è una condizione fondamentale nella vita per rimettersi in gioco.

Perciò, sì, lo dico, sii testarda!

Infatti questa “nuance impercettibile” del mio carattere (i miei amici se la rideranno), mi ha aiutato tanto nella vita: mi ha aiutato a risollevarmi da brutte cadute e se non fossi stata così, non sarei nemmeno la persona che sono diventata. 

Ora, da un decennio (eh si, sono maturata un po’ tardi lo so), l’aspetto ribelle ha lasciato il posto alla maturazione, ma la cocciutaggine fa sempre parte di me. Ed è proprio grazie a quest’aspetto che ho saputo ricostruirmi, dopo ogni volta che tutto il mio mondo, per un motivo o per un altro, si era disfatto.

Ecco, il mio carattere mi ha portato più e più volte a rimettermi in gioco, perché credo che non ci si possa mai fermare e che non bisogni mai pensare che se una volta ti è andata male, ti andrà male ancora.

In fondo mettersi in gioco significa anche questo: FARE PROVE.

Ti metti in gioco e ti va male? Pazienza, ma fallo ancora.

Provarci ancora

La difficoltà di reagire

È vero, a volte rialzarsi non è facile per niente.

Sì, io lo so bene.  Lo so perché mi sono già vista lì, ferma, imbalsamata nel mio stato catatonico…..a crogiolarmi nei ricordi di quando pensavo di stare male ed invece stavo bene: del tipo “si stava meglio quando si stava peggio”.

Stavo lì,  immobile senza proprio fare nulla.

Già, soprattutto in quei momenti, soprattutto quando sei in uno stato di stallo, in fase depressiva andante, ti manca quella spinta per farlo.

Ma è proprio in quella fase che devi darti uno scrollone, che devi pensare alle infinite possibilità di gioia che la vita ti propone. E te lo devi dire da sola: svegliaaaaaaa! Cosa stai aspettando??? Stai facendo qualcosa per cambiare la tua situazione? NO! Allora ALZATI e fai qualcosa! 

Quando mi succede, mi dico da sola che non posso più stare ferma in una situazione che mi sta stretta o che continua a farmi male.  Farlo significherebbe continuare a rimanere in quella condizione.

Quindi sì, a costo di sbagliare ancora, di farti ancora male, rimettiti in gioco perché è l’unica cosa giusta che tu possa fare. 

La somma degli errori fatti nella vita si chiama esperienza

In fin dei conti, voglio dire, quante volte abbiamo sentito il famoso “sbagliando si impara!”?

Quindi è lecito dire che sono gli errori che fanno l’esperienza, fondamentale acquisizione che ti prmette di pevedere a cosa vai incontro in determinate situazioni già vissute, di fare valutazioni attendibili su questioni da affrontare, di prendere le misure con persone e avvenimenti, di sapere cosa aspettarsi e cosa no.

Ma si, come potrebbe mai essere una vita senza errori? 

Se una persona non facesse mai errori, non acquisterebbe mai l’esperienza per non commetterne…… non avrebbe senso.

Sbagliando si impara…..sono completamente d’accordo.

E molto spesso, per imparare, si ripetono anche più volte gli stessi errori. È risaputo che sia così. E la cosa è più tipicamente femminile.

Poi noi DHW, diciamocelo, siamo anche recidive per antonomasia, ma suvvia prima o poi la impariamo la lezione!

La vita è fatta di infinite possibilità

Si continua a crescere all’infinito, non si smette mai di imparare e di arricchirsi ogni giorno che passa, anche se non te ne rendi conto.

Ritornando alla scuola, i miei temi raramente raggiungevano la sufficienza, perché erano quasi sempre troppo sintetici, con poche argomentazioni.

Pensate se ora la mia professoressa di italiano del liceo vedesse quanto scrivo, di un sacco  di cose, prolissamente a volte! Chissà che faccia farebbe: sarebbe incredula!

Se fossi rimasta convinta, come quando ero alunna, di non saper scrivere, ora non sarei qui a farlo e mi sarei privata della possibilità di essere felice nel farlo  (vedi anche la legge di attrazione)

Invece mi sono rimessa in gioco: ho scelto di scrivere perché ho tante cose di cui parlare e, anche costo di sentirmi dire che non scrivo in una forma perfetta, scrivo e riscrivo articoli. Non sono più la stessa persona di un anno fa, figuriamoci rispetto a vent’anni fa!

Ecco quindi, per concludere quello che voglio dire è questo…

Qualunque sconfitta ti abbia scalfito nella vita, su la testa! Leccati le ferite e RIMETTITI IN GIOCO!

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