Essere genitori: un lavoro “magico”

L’avventura di diventare genitori

Diventare genitori è un fatto straordinario e, per molti versi, roccambolesco.

Madre natura è proprio una mattacchiona: ad un certo punto ci fa venire quella voglia matta, quasi inconsapevole ed inconscia, praticamente irrazionale, direi.

Come fa?

Beh, un uomo ed una donna si incontrano, si piacciono, cominciano a frequentarsi. Diventano una coppia affiatata, a volte si sposano. Non passa molto, ed ecco che cominciano a desiderare di avere un figlio.

Questione d’istinto

È più forte di noi: vogliamo un figlio, siamo disposte a qualunque cosa pur di averlo.

Se tante di noi non hanno fatto altro che smettere le precauzioni anticoncezionali e, taaaac, detto fatto, altre – e vi garantisco che sono davvero tante – hanno affrontato salti mortali con i loro compagni, sottoponendosi ad esami e procedure varie pur di riuscire nel loro intento.

Non tutte, ahimè, ma la maggior parte di noi donne finalmente rimane incinta. Cominciano mille dubbi e mille paure, nostre e del nostro compagno.

Diventare genitori

NascitaSolo quel giorno , quel fatidico giorno in cui nostro figlio vede la luce, ci rendiamo conto che è fatta: siamo diventati genitori!

Panico! Ci ritroviamo con questo frugoletto tra le braccia e ci guardiamo negli occhi con il nostro partner: ma come si fa a fare i genitori? Entrambi sappiamo che siamo esattamente gli stessi “ragazzi” del giorno prima!!!!

Ma ora c’è questa piccola creatura che è parte di noi, che ha bisogno di noi, che dipende da noi.

La nostra vita cambia completamente. Ogni giorno diventa una sfida.

L’aiutino di madre natura

Madre natura è davvero furba, non ci fa capire tutto fin da subito.

Essere genitore (soprattutto madre!) all’inizio è faticoso, soprattutto a livello fisico. Ma con abili mosse (ormoni a palla, l’inconscio istinto materno che si fa vivo appena i tuoi occhi incontrano quelli del pargolo, etc..),  ci mantiene in un limbo di beatitudine che si protrae per un tempo soggettivamente molto variabile.

In media, ci vogliono almeno un paio d’anni per cominciare a dirsi “ma chi me lo ha fatto fare!!!”, il tempo necessario, cioè, affinché nostro figlio cominci ad essere  autonomo negli spostamenti e cominci a parlare, a chiedere, a disobbedire.

E a quel punto è tardi, non si può tornare indietro. A quel punto comincia il vero lavoro del genitore!

Bambini: osservatori esperti

Fino dai primissimi mesi i nostri figli imparano. Imparano qualunque cosa: imparano a conoscere loro stessi, a conoscerci, a conoscer gli spazi in cui vivono.

Sono abilissimi osservatori e, come spugne, apprendono le dinamiche relazionali delle loro famiglie e delle principali figure di riferimento esterne ad esse.

È un apprendimento intuitivo e inconscio, uno dei più profondi possibili.

In poco tempo, notiamo come ci assomiglino nelle espressioni facciali. Poco più avanti, riconosciamo in loro le nostre reazioni, il nostro modo di parlare, le nostre abitudini posturali.

Noi, l’esempio per i nostri figli

Vi è già successo di esservi dette di stare attente a quello che dite? Almeno una volta, avete visto reagire vostro figlio in un modo sbagliato per poi riconoscere, poco dopo, in quella reazione una delle vostre brutte abitudini?

Viene sempre il momento in cui dobbiamo cominciare a stare attenti a cosa dire e a come dirlo, a cosa fare e a come farlo.

Spesso noi adulti non ci rendiamo conto che, di tanto in tanto, utilizziamo alcuni intercalare che sarebbe meglio non arrivassero alle giovani orecchie dei nostri figli.

Quando loro, però, cominciano a parlare, la cosa risalta e diventa un problema. Così corriamo ai ripari per non dover sentire uscire dalla bocca di fanciulle e fanciulli paroline sconvenienti.

Ad esempio, se ci cade la confezione aperta del riso e ci ritroviamo il pavimento ricoperto di chicchi,  ci scappa di sicuro, a voce alta, un “mer…..” che prontamente diventa “mercoledì…giovedì…venerdì e anche un po’ sabato!!!!” .

Genitori, il riferimento dei figli

Loro imparano da noi, fanno come facciamo noi, dicono quello che diciamo noi.

La nostra presenza li rassicura: sono spavaldi, giocano, si muovono entro un raggio d’azione da noi ma, se qualcosa è nuovo o inaspettato, di sicuro corrono a darci la manina.

Quando viene sera non andrebbero mai a dormire, anche quando li vediamo che non riescono più a tenere gli occhi aperti. Ma con la sera arriva il buio, e con il buio, il desiderio di starci ancora più vicini: ecco perché, praticamente ogni bambino prova a venire nel lettone.

Genitori normativi

Quello che i bambini non apprendono spontaneamente va loro insegnato: ed eccolo il duro lavoro dei genitori.

Fin da prestissimo dobbiamo dare loro poche regole, chiare, ferme e infrangibili: sapete come si dice… “poche ma buone”.

E cominciamo sempre troppo tardi, imbambolati davanti a quei teneri batuffoli che ci ammaliano con un “ghe”, un gesto nuovo per il loro repertorio, un sorrisetto sdentato.

A volte pensiamo che sia presto, che non siano ancora in grado di capire: ma non è così, semplicemente siamo stregati!

Prima introietteranno le regole base, più facilmente comprenderanno le cose che li circondano, saranno più sicuri nelle interazioni sociali e, crescendo, saranno più ubbidienti, in quanto le regole faranno parte di loro già da tempo.

Poco più avanti, è nostro importantissimo compito insegnar loro i confini.

I confini

Non mi stancherò mai, da psicologa, di spiegare quanto siano importanti i confini, non solo nel nostro quotidiano, ma in tutto lo sviluppo di nostro figlio.

Care mamme, per i nostri figli imparare a rispettare i confini coincide con imparare il rispetto, il lecito e il proibito, i primi rudimenti di privacy. Tutte cose che spesso proveranno a ignorare, a volte riuscendo nel loro intento.

Avete presente quando vi state godendo i vostri (appena) dieci minuti di pace chiuse in bagno, facendo le vostre sante cose da donna, in quel momento di intoccabile intimità e…. niente… arriva il pupetto che vi deve dire, o chiedere, una cosa così urgente da non poter proprio aspettare!!!????

A chi non è successo?

Con tanta pazienza, da bravi genitori, dobbiamo insistere e, giorno dopo giorno, così facendo, piantiamo il seme del rispetto nelle loro piccole e ingegnose testoline.

Grazie al nostro lavoro, i nostri figli sapranno, quando succederà, di aver sbagliato e, non solo accetteranno la punizione, ma ne comprenderanno le motivazioni alla base.

Genitori dentro

Non è semplice quasi mai, qualche volta non è divertente. Ma lo facciamo, giorno dopo giorno, e, a poco a poco, diventa automatico.

Un giorno poi proviamo a ricordarci come era prima, come era senza quel bambino che ormai ha già sei anni: non ce lo ricordiamo più, sembrerebbe quasi che un “prima” non ci sia mai stato.

Ci guardiamo negli occhi con il nostro partner: sappiamo di essere sempre gli stessi “ragazzi” di sei anni prima e, alla fine, è vero, non abbiamo mai smesso di esserlo.

E  così facendo abbiamo anche insegnato a nostro figlio come diventare un ragazzo, un uomo, una donna, a nostra immagine e somiglianza.

Grazie madre natura

genitori

Siamo diventati genitori e, buffo, non ce ne siamo neppure accorti.

Ora guardiamo nostro figlio e il cuore ci si riempie di calore, e ci scoppia dall’orgoglio di lui ma anche di noi stessi; e tutto ciò, per certi versi, è inspiegabile se pensiamo a quanta paura ci aveva pervaso la prima volta che abbiamo tenuto il nostro pargolo tra le braccia.

Magia? Nooo….un meraviglioso e perfetto disegno.

Grazie madre natura.

 

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