bambini che chiamano la mamma

Bambini che parlano sempre

Sono sicura che se organizzassi un corso di destreggiamento per mamme che hanno bambini che parlano sempre, raccoglierei un sacco di adesioni.

Sì, peccato che poi, davanti a cotanta platea, che cosa potrei mai dire? Devo ancora imparare io a gestire la mia piccola chiacchierona!!!

Già, perché esistono anche genitori che hanno figli di poche parole, ma io non ne conosco e di sicuro non sono tra quelli!

In compenso, tutte quelle mamme che, come me, hanno bambini che parlano sempre, sanno già a cosa mi stia riferendo.

La concentrazione che viene a mancare

Sono sempre stata una persona che non aveva difficoltà a concentrarsi quando ne aveva necessità: anche quando venivo distratta, riprendevo sempre il filo da dove l’avevo interrotto.

In qualunque situazione, non avevo alcun problema, perché mi sapevo isolare: che ci fossero una o dieci persone che parlavano, non perdevo mai di vista l’obiettivo (anche perché, effettivamente, se chiedi la cortesia ad un adulto di aspettare che tu finisca quello che stai facendo, o di fare silenzio, lui ti asseconda).

Ora, mettiamoci pure l’aggravante delletà che avanza, ma, per lo più, il motivo di questo cambiamento è sicuramente da ricercare nel fatto che io sia diventata madre; madre di una bimba per di più!

Ecco si, quando un uomo dice che la donna è rompipalle per antonomasia, e che questo suo atteggiamento ce l’ha nei geni, non riesco del tutto a dargli torto guardando la mia dolce pargoletta! (poi, il perché siamo così, lo sappiamo tutte… ma lasciamo che ogni tanto questi maschi ci prendano in giro!!!)

Quindi so per certo che se sei diventata madre e hai un cucciolo molto vivace, sarà di sicuro anche un turbine di parole. Se poi è una femmina ancora peggio: non smette mai, ma proprio mai, di chiedere, raccontare, canticchiare, interromperti mentre parli, mentre scrivi, etc.. .

E diciamocelo: all’inizio sei tutta orgogliosa che sia così, ti dici “Guarda come è sveglia e acuta la mia cucciola!”, giudichi questa sua attività un ottimo segno, un evidente indice di intelligenza.

Ma lasciatemelo dire! La fatica che facciamo a star loro dietro la conosciamo solo noi!

Madre natura ci ha fregato

Ma perché questi nanerottoli ci mandano in tilt la concentrazione? Voglio dire, anche i nostri compagni /mariti a volte parlano, parlano, parlano… ma non mi pare che abbiano in noi lo stesso effetto. Anzi, più come noi per loro, si tratta di rumori di sottofondo.

Ritengo che la grossa differenza sia che noi siamo state programmate da madre natura ad essere subito pronte a soddisfare ogni minimo bisogno dei nostri bimbi.

Lo ricordate il primo pianto?

Si, proprio quello! Quel primo pianto di richiesta di attenzioni ci ha fin da subito penetrato il cervello e ci ha fatto capire che quella vocina avrebbe avuto, sempre e comunque, la precedenza su qualunque cosa, attività e persona che avessimo da lì in avanti avuto intorno. Quella vocina attira immediatamente la nostra attenzione e diventa priorità.

neonato che piange
Il richiamo primordiale

E ripensi a quando era piccolo, a quando bastava attaccarlo al seno o dargli il biberon e tenerlo tra le braccia e lui… mangiava, dormiva, si consolava e, soprattutto, stava zitto!

Quindi sono sicura che, per consolarti dai primi tragici momenti del non sentirti all’altezza della situazione, ti sarai anche detta: “beh, però quando crescerà sarà diverso, non avrà più gli stessi bisogni e soprattutto il mio cervello non verrà più trapanato da quella flebile ma potente vocina, come succede ora che è così piccino.”

Aahahaha, mi viene da ridere. Perché, se va bene, dovremmo aspettare i loro vent’anni quando non ci vorranno più tra le scatole!

E’ vero o no che ti sei resa conto che più passano i giorni, le settimane, i mesi, gli anni, più la cosa degenera?

Infatti, se prendiamo in considerazione i nostri figli di tre/quattro/cinque anni, è facile vedere come le domande e le richieste siano aumentate, come non ci fosse un domani! E, sembra abbiano il lanternino, nei momenti meno opportuni!

Madre natura, si sa, è quasi perfetta, ma qui un errore lo ha fatto. Va bene fare in modo che noi donne ci prendessimo cura, sopra ad ogni cosa, della prole ma è anche vero che la prole cresce, e non continua ad avere bisogni cosi impellenti come quando era appena nata o come nel primo anno di vita.

Bimbi ladri di concentrazione

Se hai un figlio di almeno tre anni, che parla in continuazione come la mia, sono certa che anche tu rimpiangi di averlo riempito di  parole, per tutto il giorno, quando ancora era in pancia. Perché adesso lui te le restituisce, tutte! (quando si dice il Karma…)

La mia pupa è in età prescolare: è una adorabile bambina che ha affinato strabilianti doti nello scipparmi la concentrazione quando più mi serve.

Per esempio, il mercoledì mattina nel mio paese è giorno di mercato: il normale percorso che faccio con lei per accompagnarla all’asilo subisce una lunga deviazione, a meno che io non me ne ricordi in partenza e faccia tutta un’altra strada.

Nonostante anche la mia memoria stia lentamente subendo la stessa fine della mia ex acuta concentrazione, scendendo le scale, mi obbligo a ricordarlo sempre. Pronta per partire, accendo la macchina e ripeto a mente: “stamattina devo passare dall’altra parte. Devo girare a sinistra, non devo assolutamente girare a destra!”

Ok bene, sono concentrata.

Concentrazione
Concentrazione massima

Quel momento in cui perdi il filo del discorso

Ho in testa il programma della mia giornata, giro a sinistra, la porto a scuola vado dalla commercialista faccio….piano Vale – mi dico – prima di tutto giriamo a sinistra.

Eccola…… proprio mentre sto seguendo il mio organizzatissimo schema mentale, arriva, come da copione, quella vocina:”………maaammaaaaa! Quanto fa due più tre?”

(Intanto stai partendo)

Raptus:”Ahhhhhhhhh! Ma lo sa! Perché fa sempre le stesse domande?”

Eppure, mantenendo la calma (solo perché è ancora mattino presto ed ho ancora la mia dose completa di pazienza giornaliera), replico:”Prova a contare amore, dai che lo sai fare!” Ed intanto guardo attentamente la strada che sto facendo, avendo sempre come sottofondo la sua vocina:”Uno, due, tre, quattro, cinque….” E poi ad alta voce: “Cinque! Fa cinque mamma!”

Per tutta risposta, le dico: “brava amoreeeee! hai visto che lo sai fare???”

In quel momento esatto, la fierezza per ciò che lei è riuscita a fare, nonostante io sappia che lo sa fare da tempo, prende il sopravvento sulla mia concentrazione. Ed intanto lei continua a parlare e cambia repentinamente discorso:”Si mamma, ma come si chiama quella cosa lì?” 😒”Sto guidando amore, cosa, coooooosaaaa?” E nel bel mezzo della frustrazione, ad un tratto… Noooooooooooooo!

Sono proprio davanti al mercato e la strada è ovviamente sbarrata! Non mi resta che proseguire sulla odiata deviazione, allungando il percorso e perdendo una buona dose della mia pazienza giornaliera che mi serve per non urlare in quella situazione.

Una distrazione per ogni occasione

Ci sono tante situazioni in cui i nostri figli possono far vacillare la nostra attenzione richiamandola in un attimo a sé.

Ce ne sono alcune che per me meritano la nomination. Eccole:

  • stai scrivendo un messaggio a qualcuno e tuo figlio ti parla, e ti ritrovi a scrivere frasi sconnesse l’una dall’altra, ma decidi di inviare il messaggio lo stesso per disperazione!
  • stai per uscire di casa al mattino e ti parla, e tu dimentichi la sua merenda sul tavolo; e poi il suo buono pasto; e poi la bolletta da pagare… e devi rifare le scale duecento volte!
  • stai facendo un discorso con qualcuno e ti parla, e tu non sai più cosa stavi dicendo, o cosa stava dicendo il tuo interlocutore che, peraltro, potrebbe non essere un genitore, e quindi pensare anche che hai già l’alzheimer.
  • sei in giro e vuoi passare un momento da casa per prendere giusto quella cosa che ti serve: quando arrivate a casa comincia a tirare fuori parole a raffica e tu chiaramente esci di casa avendo fatto qualsiasi cosa, tranne prendere ciò che proprio ti serviva!

Ma tra tutti queste ed altre situazioni, quella che le vince tutte è quando è nel letto che deve dormire e, cosa fa?… Parla! E tu ti ritrovi inspiegabilmente a fare discorsi impegnativi, rapita dalle sue domande, invece di dirgli di dormire! (In questi casi, però, per quanto mi riguarda mi sono data una regolata, anche perché, a fine giornata, la pazienza è finita da un bel pezzo, e mi faccio fregare un po’ meno)

Cosa fare allora quando nostro figlio parla in continuazione?

Prima di tutto dobbiamo farglielo notare. Dobbiamo dirgli che stiamo facendo una cosa per cui non possima ascoltarlo in quel momento. Dirgli che non deve interrompere sempre, che qualora abbia una urgenza è un conto, ma per qualunque altra cosa deve aspettare di vederci libere. E’ molto importante dar loro dei confini, insegnare loro a rispettare anche le esigenze altrui.

Non è facile dare questi insegnamenti perché per un bambino è difficile accettare i confini, ma è nostro compito continuare, insistere. I bimbi, prima di apprendere qualcosa, devono averla elaborata e introiettata; hanno i loro tempi. Perciò, anche se la cosa, alle volte, ci manda in escandescenza, continuiamo a fare il nostro lavoro di mamma.

Lasciamoli crescere e sperimentare. Dico questo perché sono consapevole che la mia bambina spesso mi cerca perché sono io ad averle insegnato a farlo: vuoi per apprensione, vuoi per eccesso di cura, le sono stata sempre molto vicina ed ora non voglio che lei pensi di aver sempre bisogno di me. Quindi, anche se con molta reticenza, e quasi costretta dalle amiche, sto imparando a lasciarle più spazi, a guidarla verso la sua indipendenza (che, da mamma, è il dono più grosso che io possa farle).

Dedichiamo loro del tempo. Anche se siamo super indaffarate, anche se abbiamo mille impegni, dobbiamo ritagliarci ogni giorno un po’ di tempo da dedicare in esclusiva ai nostri figli.

Non dimentichiamoci che non importa la quantità di tempo che riserviamo loro, ma che è la qualità di quel tempo a fare la vera differenza.

Beh, che dire, mamme? Non ci resta che sorridere.

Madre natura o no, scelte giuste o sbagliate da parte nostra o no… i nostri  cuccioli ci fanno dannare almeno quanto ci fanno allargare il cuore con ogni loro piccola conquista.

Noi siamo il loro esempio, il loro faro. Arrendiamoci al fatto che diventare genitore è una meravigliosa evoluzione e che essere genitore lo si può imparare solo facendolo.

Quindi….. CONCENTRIAMOCI!!!!!

 

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